C'è un motivo se la costa di Alghero si chiama Riviera del Corallo. Nei fondali di questo tratto di Sardegna cresce da sempre il Corallium rubrum, il corallo rosso del Mediterraneo, che qui chiamano "oro rosso". Per secoli ha dato lavoro ai pescatori, ricchezza ai mercanti e fama agli artigiani della città, fino a diventarne il simbolo: lo trovate perfino nello stemma civico. Conoscere la sua storia è un bel modo per guardare Alghero con occhi diversi.
Che cos'è il corallo rosso
A dispetto dell'aspetto, il corallo non è una pianta né una pietra: è una colonia di piccoli animali marini, i polipi, che costruiscono uno scheletro calcareo di un rosso intenso. Il Corallium rubrum vive in ambienti in ombra, su pareti rocciose, nelle grotte e negli anfratti, e cresce con estrema lentezza: per formare un ramo di dimensioni importanti servono decenni. È proprio questa lentezza a renderlo così prezioso e, allo stesso tempo, così fragile.
La costa di Alghero, con le sue falesie e le grotte sommerse, offre al corallo un habitat ideale. Non a caso oggi le aree più delicate ricadono nell'Area marina protetta di Capo Caccia - Isola Piana e nel Parco regionale di Porto Conte, dove la raccolta è rigorosamente regolamentata.
Una storia lunga secoli
L'uso del corallo nel Mediterraneo ha radici antichissime: veniva usato già in epoche remote come ornamento e amuleto, legato simbolicamente al sangue e alla vita. Ad Alghero la sua pesca è documentata almeno dal Medioevo e divenne una delle attività economiche più importanti della città. L'importanza del corallo era tale che, nella seconda metà del Trecento, il ramo di corallo entrò nello stemma di Alghero, dove si vede ancora oggi emergere da uno scoglio sopra il mare, sotto le barre rosse d'Aragona.
Per secoli i corallari algheresi, e quelli giunti da altre coste del Mediterraneo, hanno battuto questi fondali con imbarcazioni dedicate. Prima dell'arrivo delle immersioni moderne il corallo si raccoglieva con un attrezzo tradizionale, la cosiddetta croce di Sant'Andrea: una croce di legno appesantita e munita di reti, trascinata sul fondo per staccare i rami. Era un metodo efficace ma distruttivo, oggi vietato. Con il tempo la raccolta è passata ai subacquei professionisti, che lavorano con licenze e regole precise.
L'arte orafa del corallo
Una volta portato a terra, il corallo passa nelle mani degli artigiani. La lavorazione segue due strade principali: da un lato la levigatura, che dà forma a sfere, gocce e cabochon per orecchini, collane e pendenti; dall'altro l'incisione, in cui il ramo viene scolpito a mano per creare piccole sculture e gioielli unici, impossibili da riprodurre identici. Ad Alghero questa tradizione orafa si tramanda da generazioni e unisce il corallo all'oro e all'argento, spesso con motivi ispirati al mare e alla cultura catalana.
Per tutelare il prodotto autentico è nato un marchio di qualità del corallo di Alghero, che contraddistingue i laboratori e i negozi aderenti e garantisce l'acquisto di corallo naturale, distinguendolo da materiali colorati artificialmente o di dubbia provenienza.
Il Museo del Corallo
Per approfondire, la tappa obbligata è il Museo del Corallo di Alghero, ospitato in Villa Costantino, un edificio in stile Liberty costruito nel 1927 appena fuori dalle antiche mura. Il percorso racconta il corallo da diversi punti di vista: la biologia, le tecniche di pesca di ieri e di oggi, le credenze popolari legate ai suoi poteri protettivi, l'uso in ambito sacro e la lavorazione artistica. Orari e modalità di visita possono variare: consultate il sito ufficiale del Sistema museale della città di Alghero prima di andare.
Il corallo, oggi
Passeggiando nel centro storico vedrete il corallo ovunque, nelle vetrine delle botteghe e nei dettagli della città. Ma il suo valore più grande resta sott'acqua: chi pratica immersioni con i centri autorizzati può ammirare, nelle grotte e sulle pareti della costa, le colonie di corallo vivo, uno spettacolo che spiega meglio di qualsiasi museo perché questa costa porti il suo nome.
Dalle colline di Casal Paternò, a circa 10 minuti d'auto dal centro di Alghero, la veranda guarda verso Capo Caccia: al tramonto la Riviera del Corallo si tinge proprio del colore che le ha dato il nome.
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